Blog

FACEBOOK AL SUO UTENTE: DIMMI COME TI CHIAMI DAVVERO

Fb privacy per blog

Scontro tra paese legale e paese virtuale in materia di privacy sui nomi

“Facebook è una comunità in cui le persone usano le proprie identità autentiche. Le persone devono fornire il nome che usano nella vita reale, in modo che tutti sappiano sempre con chi si stanno connettendo. Questo contribuisce a salvaguardare la sicurezza della nostra comunità.”

Sono queste le fondamenta delle regole sull’utilizzo dei nomi che Facebook tenta di imporre ai suoi utenti, ma si tratta di una real name policy in pieno contrasto con le politiche di tutela della privacy vigenti un po’ dappertutto. In contrasto lo è di certo con la normativa europea – e di conseguenza con il Codice in materia di protezione dei dati personali italiano (allineato agli standard comunitari) –  tanto che in Germania la Data Protection Authority ha stabilito che la policy di Facebook non può ignorare le legislazioni locali e dunque imporre agli utenti l’uso del nome vero.

Facebook – che, paradossalmente, può contare su 1 miliardo e mezzo di iscritti anche in virtù dei profili doppi e dunque, come tali, falsi  – aveva avviato la sua  svolta sull’autentico adducendo anche condivisibili ragioni di sicurezza: nomi falsi o allusivi tornano bene ai molestatori, ai maniaci, a quelli che si dedicano alle minacce e al trolling sessista o razzista, agli istigatori alla violenza e alla discriminazione, ai calunniatori e a tutti quelli non usano Facebook soltanto per la sua funzione originaria di social network. Tuttavia, è abbastanza evidente che l’urgenza del data collecting è scattata nel momento in cui Facebook si è aperto alla pubblicità e la raccolta del maggior numero di informazioni su ognuno dei suoi utenti, a partire dal nome vero, è diventata una grossa fonte di guadagno.

D’altra parte, la possibilità di usare il nickname ha aperto lo spazio virtuale ai discriminati (popolazione LGTB in primis), agli artisti che non sono noti al pubblico con il loro nome vero, ai professori e docenti che preferiscono non essere rintracciati online da parte degli allievi, ai professionisti che esercitano professioni sensibili, ai timidi. E poi ci sono i nomi tradizionali, quali quelli degli Indiani d’America. Infatti, un nome tradizionale tipo Luna Calante potrebbe suonare falso, tanto che molti di questi accounts sono stati bloccati. E non è un caso che le prime denunce contro la real name policy di Facebook siano partite proprio dalla comunità omosessuale e transgender e dai nativi americani.

Nonostante l’evidente contrasto con le universali politiche di privacy, Facebook ha proceduto non soltanto all’indiscriminata eliminazione di profili, ma ha pure tenuto conto delle segnalazioni di utenti delatori che, riesumando pratiche care ai defunti regimi totalitari, si sono messi a denunciare profili che a torto o a ragione ritenevano falsi.

Il ripristino dei profili veri e cancellati ingiustamente non è cosa semplice: in una prima fase l’utente doveva produrre a Facebook le copie scannerizzate dei propri documenti ufficiali (passaporto, carta d’identità, patente di guida), ora bastano anche bollette, tesserini vari e documenti di carattere non ufficiale in cui il nome e cognome siano associabili alla foto.

L’ultima novità in materia risale a pochi giorni fa: in una lettera aperta, il vicepresidente di Facebook Alex Schultz, precisando che il ricorso al nome falso fa aumentare di otto volte la possibilità di perpetrare vari abusi in rete, in sintesi ha annunciato che Facebook:

  • Renderà più semplice il ripristino degli account bloccati e le procedure d’appello da parte di chi si è ritrovato ingiustamente senza il proprio profilo. Comunque dei documenti andranno presentati.
  • Consentirà l’uso di pseudonimi, a patto che chi ne faccia richiesta sia in grado di dimostrare valide ragioni a sostegno
  • Richiederà informazioni più dettagliate agli utenti che segnalano profili ritenuti fals

“Noi non chiediamo alle persone di usare i loro nomi legali su Facebook”, scrive Schulz: “chiediamo invece , di usare i nomi tramite i quali le persone sono note agli altri”.

Insomma, qualcosa cambia, ma poco. Quel che rimane è la stridente dissonanza tra le regole di Facebook e la normativa sulla privacy vigente in gran parte dei paesi di residenza dei suoi utenti. Che la vecchia dicotomia non sia più quella tra paese reale e paese legale ma sia diventata quella tra paese legale e paese virtuale?

 

 

 

 

Area di cambiamenti anche per Twitter

Da oggi seguire una conversazione in Twitter sarà sicuramente più semplice.

Gli scambi tra gli utenti infatti verranno visualizzati con una linea verticale  e onde evitare che conversazioni troppo lunge affollino la timeline verranno mostrate solo la conversazione che parte dal proprio contatto e le due successive. Poi cliccando su “More replies” sarà possibile vedere tutta la discussione.

Da un lato questo cambio agevola sicuramente le conversazioni, dall’altro spezza l’abituale flusso cronologico di Twitter. Lato aziende sarà inoltre più difficile “far sparire” conversazioni “imbarazzanti”, semplicemente attendendo, ma saranno costrette a rispondere in maniera puntuale e tempestiva.

Per approfondimenti vedi anche: https://about.twitter.com/products/conversations

 

conversations_1_3

Da oggi è più facile gestire le promozioni in Facebook

Facebook ha da oggi introdotto delle novità riguardo alla gestione dei concorsi. https://www.facebook.com/facebookforbusiness/news/page-promotions-terms

Il cambio più importante riguarda senza dubbio l’eliminazione dell’obbligo di gestire i concorsi attraverso apposite apps.

Di fatto si potranno gestire concorsi utilizzando direttamente la timeline della propria pagina aziendale (non quelle personali) ad esempio, conteggiando i post, i commenti e i like a un singolo post, o si potrà usare il tasto like come strumento di votazione.

Per salvaguardare la qualità dei contenuti, Facebook ha contemporaneamente modificato leggermente anche le proprie “Page Terms”, proibendo alle pagine e alle persone di taggarsi in foto in cui non sono raffigurati.

A questo punto, almeno per l’Italia, bisognerà attendere come il ministero dello Sviluppo Economico, ente preposto al controllo delle manifestazioni a premio in Italia, inquadrerà questa nuova modalità offerta da Facebook dal momento che i dati per partecipare alla promozione risiederanno non su server in territorio nazionale ma sui server Facebook.

Abbiamo già chiesto ragguagli in merito appena li riceveremo li posteremo su questo stesso Blog.

Le Aziende diventano Media, i Media devono diventare Aziende!

Magazine P&G Victoria

Home page della testata Procter & Gamble Victoria

In un mondo che cambia ogni giorno e che non ha più regole certe, non fa certo più scalpore la notizia che Procter & Gamble abbia lanciato un proprio magazine “Victoria”,  dedicato alle donne over 50.

Prendo spunto dal post pubblicato ieri da Pier Luca Santoro nel suo blog “Il Giornalaio” per condividere le sue conclusioni.

Se le aziende, clienti dei giornali, iniziano a diventare delle Media Company, (Brand Journalism) oggi vediamo P&G, Red Bull lo è da tempo così come tante altre, questo impone ai Media “tradizionali” una riflessione attenta e accurata sul proprio futuro.

Se le Aziende diventano Media, anche i Media devono a loro volta diventare sempre più aziende. Pur conservando le loro peculiarità informative, devono riuscire a cambiare pelle soprattutto per quanto riguarda le fonti di reddito, abbandonando progressivamente il solo binomio vendite-pubblicità e cercando o creando nuove fonti di revenue.

LE MANIFESTAZIONI A PREMIO NEI SOCIAL NETWORK

Una delle domande che molto spesso mi sento fare è se si possano fare dei concorsi utilizzando i Social Network.

Iniziamo con il rispondere che sì, si possono purché si segua ovviamente sia la normativa nazionale che le linee guida che sempre più spesso gli stessi social dettano per i concorsi.

Partiamo con il dire che non esiste una normativa nazionale specifica per le promozioni online. Il D.p.r. 430 del 2001, fissa delle regole che valgono prevalentemente per le promozioni “tradizionali”, la cui applicazione online spesso viene affidata a circolari ministeriali o all’interpretazione di alcuni funzionari. Questo sicuramente non agevola a fare chiarezza, ma proviamo a sintetizzare di seguito le principali richieste.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, richiede per le promozioni digitali:
-    che il server che ospita la promozione sia collocato in Italia o che nel nostro paese si trovi almeno un server – mirror
-    Che qualora l’assegnazione dei premi avvenga con modalità casuali mediante utilizzo di software, deve essere acquisita un’apposita perizia, ad opera di un esperto qualificato, a garanzia dell’affidabilità e non manomettibilità.

Veniamo adesso alle richieste specifiche che il Ministero fa per le promozioni che utilizzino Facebook. Per evitarne l’associazion, il ministero indica due strade:
-    fare in modo che vi siano più canali di partecipazione per cui chi non è già iscritto a Facebook può comunque partecipare senza dover necessariamente effettuare l’iscrizione a tale social.
-    riservare la promozione a coloro che risultino già iscritti a Facebook alla data di inizio della manifestazione.

E’ utile, se non necessario infine, prima di pensare a una promozione 2.0, leggere anche le linee guida che Facebook e Twitter pubblicano:
-    Per Facebook: www.facebook.com/page_guidelines.php
-    Per Twitter: https://bitly.com/W27bXI